26 Feb 2021 Meeting online – L’economia… al tempo della pandemia!

26 Feb 2021 - L'economia... al tempo della pandemia!

PREMESSA

Non sono un divulgatore, né un esperto di economia, ma per rispondere “Obbedisco!” a una specifica richiesta del nostro Presidente, proverò a raccontare cosa è successo, che reazioni ci sono state, a che punto siamo ora e che prospettive si aprono con questa maledizione del Covid-19 che ci è cascato sulla testa.
Il tutto dando un taglio “finanziario” alla cosa, magari con un paio di consigli che potrebbero rivelarsi utili in futuro….


COSA E’ SUCCESSO?

Il Covid19 ha creato una situazione mai vista prima.
E’ come se un grosso meteorite fosse cascato sulla terra trovandoci del tutto impreparati e coinvolgendo in un colpo solo tutta la popolazione mondiale. In Italia, per avere un’idea della situazione (so che tanti avranno già chiari e in mente questi numeri, ma è per dare un base di partenza a tutti) tra inizio marzo e inizio maggio quasi la metà delle aziende con 3 o più addetti ha sospeso l’attività, ovvero il 30% dei lavoratori italiani è rimasto a casa ed è venuto meno il 20% del fatturato globale.
La produzione mondiale del resto è calata nell’intero 2020 del 6,2% contro, per fare un esempio, il calo del3,5% subito durante la crisi dei subprime del 2007-2009. Perché è avvenuto questo? Perché sia il lato della domanda che quello dell’offerta sono letteralmente collassati.
L’offerta ha avuto uno shock dovuto principalmente alla perturbazione delle catene di approvvigionamento sia delle materie prime che dei semilavorati e che dei prodotti finiti in caso di venditori al dettaglio (chi non si ricorda grandi magazzini come Decathlon o Leroy Merlin con gli scaffali vuoti?).
La domanda si è azzerata (tranne per il settore alimentare proprio come sarebbe avvenuto in una situazione di guerra) per il calo dei salari dovuto alla chiusura delle ditte e per la paura per il futuro, sia da parte dei singoli individui, sia da parte delle aziende stesse che hanno smesso di fare approvvigionamenti di scorte e investimenti in generale.
La situazione è apparsa subito molto tragica, i mercati sono immediatamente crollati in preda a quello che si può letteralmente definire vero e proprio panico degli investitori.
Tutti vendevano tutto, indipendentemente da ogni tipo di considerazione finanziaria.
Prendiamo l’oro il quale, considerato da sempre un bene rifugio e l’unico in grado di coprire efficientemente un eventuale calo dei mercati azionari, durante i primi 10 giorni di “pazzia” è stato pesantemente venduto raggiungendo un ribasso di circa il 15%.
Questo è quello che riesce a fare la paura. Nei giorni seguenti, al contrario, ha ripreso la sua marcia che poi è diventata pure inarrestabile portandolo ad agosto a segnare un nuovo record storico di circa 2050 dollari per oncia (circa 55 euro al grammo), salvo poi ritracciare nei mesi seguenti per il venir meno di alcune paure.
Insomma, una situazione tragica. Non a caso, la pandemia è stata da parte di molti paragonata a una guerra mondiale.
E, pur se con tempi molto più ristretti, è proprio così.
Vi vorrei quindi proporre un paral- lelismo fra l’avvento del Covid19 e la seconda guerra mondiale osservati dal punto di vista del listino Dow Jones, cioè del listino della borsa americana, scusandomi già fin d’ora con gli eventuali appassio- nati di storia che spero perdoneranno certe doverose forzature e pressappochismi… Ritengo però molto utile questo confronto per capire che la storia davvero è maestra e che davvero si ripete, in modo da fare tesoro degli insegnamenti per la prossima volta…

Dunque, all’inizio dell’evento bellico, siamo nel 1939, la situazione che si va sviluppando in Europa è vi- sta in modo distaccato dal popolo americano, e anche la borsa rimane piuttosto stabile. Con il Covid19 è successa la stessa cosa: i primi morti in Cina non hanno minimamente intaccato il nostro ottimismo e quello dei listini borsistici.
Nel 1940 arriva lo shock: la Germania nazista con la sua guerra lampo entra a Parigi sbaragliando la linea Maginot e pure la resistenza inglese di stazza nel continente e la borsa USA perde il 25% in pochissimo tempo. Ai giorni nostri la consapevolezza dell’allargarsi incontrollato dell’infe- zione ha fatto la stessa cosa provocando un calo del Dow del 35% in circa 20 gg., probabilmente il calo maggiore per intensità e rapidità della storia delle borse moderne.
L’inversione di tendenza avvenne nel 1942, grazie alla consapevolezza che l’unione delle forze alleate avrebbe potuto sbarazzarsi di Hitler e che la macchina produttiva, proprio per lo sforzo bellico da sostenere, stava già ripartendo: tutto questo infuse ottimismo tra gli investitori, gli imprenditori e i risparmiatori (anzi, di fatto, fu proprio la guerra a debellare la grande depressione iniziata nel lontano 1929) e infatti dal 1942 al 1945 il Dow Jones triplicò quasi … Notate le analogie con quanto vissuto ai giorni nostri? Solo i tempi sono stati, fortunatamente per noi, molto più ristretti, ma la ripresa dei listini è avvenuta non appena ci si è resi conto che i governi e le banche centrali avrebbero fatto di tutto per aiutare l’economia a ripartire e che il virus, con lo sforzo congiunto di tutta la comunità scientifica, sarebbe stato sconfitto grazie ai vaccini che sarebbero arrivati quanto prima. Inoltre ci si accorse che a fronte di alcuni settori falcidiati dalla pandemia (i trasporti, il turi- smo, il settore alberghiero) ce ne erano altri che avevano ricevuto enormi benefici (il settore tecnologico in generale, il settore alimentare, la digitalizzazione, l’healtcare,
la green economy etc.etc.). Di fatto, dopo 4 mesi il Dow Jones aveva recuperato i vecchi massimi e dopo un anno era sopra di un altro 10%. Come per gli uomini si dice che la crescita avvie- ne dopo grandi dolori, lo stesso è avvenuto e avviene per la finanza e l’economia in genere, sempre acquisendo grande slancio dopo periodi duri se non neri.

26 Feb 2021 - L'economia... al tempo della pandemia!

CONSIDERAZIONI

Qui permettetemi di fare due considerazioni dettate dall’esperienza diretta di investitore e tramandatami dai miei avi che hanno avuto la fortuna fortunissima di essere… al momento sbagliato nel posto sbagliato, avendo vissuto durante le due guerre mondiali tra il Friuli e l’Istria…magari potranno servire a qualcuno in futuro.

La prima: la famosa depressione del 1929 impiegò 13 anni per essere digerita (come abbiamo visto proprio grazie alla seconda guerra mondiale), la più recente crisi del 2000 detta della “bolla tecnologica” ne ha richiesti 3 per vedere un’inversione di tendenza e quella dei subprime del 2007 ne ha richiesti 2, dal marzo 2007 al marzo 2009.
La crisi pandemica ha richiesto 2 mesi. Perché le prime tre crisi hanno dovu- to aspettare di fatto la fine del problema, mentre l’ultima no (gli effetti del covid19 sono ancora al centro dei tg mentre la finanza si è ripresa da molto…)? Perché a differenza delle precedenti, e in perfetta analogia con la crisi della seconda guerra mondiale, la pandemia sui mercati è stata scatenata da una crisi sanitaria e non da una crisi economica o del sistema finanziario.
Questa è la differenza tra una crisi endogena e una crisi esogena al sistema economico/finanziario.
Chi ha parlato con me nel marzo/ aprile del 2020 sa che dicevo esattamente queste cose: essendo questa una crisi esogena dovevamo avere il coraggio di reinvestire in quelli che sarebbero stati i settori logicamente più favoriti da queste tristi circostanze.
Del resto i casi sarebbero stati due: dopo il polverone iniziale tutto sarebbe ripartito come prima e allora era giusto, anche se magari cinico (ma si sa….in finanza…) approfittare delle quotazioni attuali, oppure non passerà proprio nulla e quindi, trattandosi di una crisi sanitaria, probabilmente saremo morti e quindi non aveva senso pensare troppo a che fine avrebbero fatto i nostri risparmi!
Anche durante la seconda guerra mondiale funzionò alla stessa maniera: c’è un pazzo che vuol conquistare il mondo, ma se eliminiamo lui il problema è risolto in un batter d’occhio, e se non lo eliminiamo, beh, perché preoccuparsi? La guerra durò 5 anni, la crisi 2. Il covid19 sta ancora proliferando con le sue varianti a poco più di un anno dal suo arrivo, mentre la finanza sta festeggiando nuovi massimi.
Con le altre crisi al contrario si dovette attendere il recupero della fiducia nello stesso sistema che le aveva generate e quindi i tempi furono molto maggiori.
Dunque, la prossima volta che ci sarà una fuga dai mercati azionari, ricordatevi di controllare se si tratta di una crisi interna o esterna: nel secondo caso, non appena il polverone si dirada, entrate con coraggio. Ricordate infatti che i primi 10 giorni di rialzo delle borse rappresentano solitamente il 50% del rialzo dei 365 giorni successivi!

La seconda considerazione, che è anche un po’ cugina della prima e che secondo me è ancora più im-
portante, è questa: attenzione alle differenze tra il concetto di rischiosità di uno strumento finanziario e di volatilità dello stesso. Non sono affatto la stessa cosa, anzi!
Purtroppo le acque sono state spes- so mescolate dagli intermediari finanziari per approfittarsi delle paure e dell’ignoranza dei risparmiatori per lucrare il più possibile…non a caso noi risparmiatori ci chiamavano “parco buoi”…! In pratica per anni, con la scusa di dare ai risparmiatori prodotti non rischiosi, sono stati loro affibbiati valanghe di prodotti non volatili, prodotti che per contro non rendevano nulla, spesso non permettendo nemmeno di recupera- re l’inflazione sottostante e di fatto rendendo sempre più poveri gli stessi malcapitati.
Nelle ultime tre crisi che ho avuto la sfortuna di vivere tutte le volte arrivavano da me persone impaurite dai violenti primi cali per dirmi di vendere tutto e mettersi al riparo.
Alcuni volevano le obbligazioni, altri investire in prodotti di liquidità e altri ancora (magari prima di Monti!) proprio il vil danaro per metterlo “sotto il materasso”.
Ma questa non è paura del RISCHIO, questa è la paura della VOLATILITA’, che è un po’ come avere paura del tuono durante un temporale quando quello che semmai può far danno è il fulmine che è già passato…
Rifugiarsi nelle obbligazioni o nella liquidità, può riservare, in caso di crisi vere, serie, profonde e non passeggere, bruttissime sorprese. Questi cespiti, tenetelo bene a mente, non sono “NON RISCHIOSI”, sono solo “NON VOLATILI”.
Quindi la raccomandazione è di stare attenti ai “numeri” che possono giocare brutti scherzi in caso di pandemia duratura e tenersi stretti i valori reali, cioè i valori che rappre- sentano il mondo reale come appunto le azioni, i quali, se la crisi passa, possono restituire con gli interes- si quanto patito prima a causa della loro volatilità.
Per “numeri” intendo il denaro, le obbligazioni o la “percentuale di interesse riconosciuta su un dato prestito” e qualsiasi strumento che sia misurabile non come “un pezzo di qualcosa”, ma con un numero simbolico frutto di un accordo comune, ma valido in un certo momento che potrebbe non essere più valido il giorno dopo (per esempio a seguito di una decisione di svalutare, oppure dopo un periodo di forte inflazione, oppure di una guerra con tutti gli stravolgimenti che porta con sè).
Dirò di più: se al momento del rimborso pattuito di un prestito obbligazionario l’emitten- te è in crisi di liquidità, il vostro bene non volatile perderà tutto il suo valore dimostrandosi così molto ri- schioso!
Al contrario l’azione della stessa azienda sarebbe nello stesso periodo estremamente volatile con il suo prezzo che crollerebbe, ma qualora successivamente alla crisi arrivasse un’OPA o ci fosse un’inversione di tendenza del mercato o un management particolarmente valido in grado di risolle- varla, questa azione così VOLATILE nel durante vedrebbe riaumentare il suo prezzo dimostrandosi così molto meno RISCHIOSA dell’obbligazione.


LA SITUAZIONE OGGI

La situazione di oggi è chiara: il Covid19 fa e probabilmente farà parte della nostra vita. La pandemia ha lasciato certamente delle cicatrici profonde: sono cambiate le nostre abitudini di lavoro con l’e-working, di consumo con lo shopping online, sono cambiate le nostre relazioni sociali per la difficoltà anche solo dar- ci la mano quando, e se, ci incontriamo per la strada… E’ cambiato il modo in cui percepiamo l’importan- za del settore salute, la percezione del valore di una vita umana, dell’ambiente e degli aspetti sociale e dei diritti umani. C’è stato un forte sviluppo delle soluzioni di connessione, della gestione e della sicurez- za dei dati, della biotecnologia. Le enormi misure di stimolo monetario e fiscale messe in atto dai governi e dalle banche centrali hanno fatto da base per una ripresa dell’economia con l’invasione del mercato di una massa di liquidità mai vista in precedenza.


DOMANI

Cosa succederà domani? Mah, nel breve termine, non appena si percepirà la totale sconfitta del virus, potremmo assistere a una rotazione settoriale che vedrà beneficiare le aziende fin qui penalizzate (i trasporti, la ristorazione, il settore finanziario).
Per esempio, già in questi ultimi tempi stiamo osservando un rialzo consistente dei prezzi del petrolio, e questo per la serie: “meno infettati, più libertà, più viaggi, più vacanze, più ristoranti e cinema etc.etc.”.
Ma questo, ripeto, nel breve termine, perché il solco è già tracciato. I tassi resteranno bassi per un bel po’ e i titoli tecnologici e “verdi” continueranno a salire.
Le politiche monetarie avranno meno frecce al proprio arco e saranno via via sostituite dalle politiche fiscali attuate dai governi, i quali dovranno seriamente occuparsi anche della salute delle persone e di quella del nostro pianeta stesso.
Il concetto di ESG o SRI (investimento socialmente responsabile) aumenterà sempre di più la sua importanza nel creare valore per le imprese. Il CLIMA diventerà l’obiettivo primario: i governi, i legislatori, le banche centrali, le aziende e gli stessi cittadini stanno attuando e aumenteranno molto le misure atte a contrastare il cambiamento climatico, con la maggior parte delle energie e risorse economiche che andranno in questo senso.
La digitalizzazione, già presente oggi, crescerà ulteriormente facendo progredire le aziende maggiormente dotate in questo senso poiché l’e-working e l’e-shopping saranno sempre più utilizzati di pari passo all’aumento dell’alfabetizzazione digitale: ci interconnetteremo tutti con la teta insomma, e avranno termine le conferenze di Piero…
Ci sarà uno sforzo per aumentare i posti di lavoro e per rendere i salari più omogenei sia per le diversità di genere che per quelle di colore della pelle.
Con la consapevolezza che la maggior parte dei virus si sviluppa là dove ci sono sfruttamenti sconsiderati del territorio, così come quella che il continuo ampliarsi dei disordini sociali e delle guerre civili è dovuto al fatto che vengono lasciate indietro socialmente ed economicamente intere sacche di minoranze etniche e sociali, la comunità dovrà quindi unire le forze e trovare soluzioni per questi problemi e cioè fonti di reddito per le popolazioni meno abbienti che abitano territori dimenticati e sfruttati: si crescerà, insomma, se cre- sceremo tutti.
Si pensi a quei films di fantascienza dove l’umanità trova la forza per riunirsi nella lotta co- mune contro il nemico alieno che ci vuole sterminare: ecco, il Covid19 ci ha dato questa opportunità… sfruttiamola.



DUE SPUNTI DI RIFLESSIONE:

  1. Del nuovo sviluppo “verde” risentirà non solo il settore azionario, ma anche quello obbligazionario: i GREEN BOND non sono solo una moda, in quanto la BCE potrebbe inserire quanto prima il concetto di “rischio climatico” nella valutazione del “rischio sistemico” dell’emittente, con conseguente mag- gior vantaggio in termini di tassi di debito spuntati per le aziende che emetteranno questo tipo di bonds. E questo potrebbe comportare un vantaggio anche dalla parte degli investitori che vedrebbe- ro salire le quotazioni delle “obbligazioni verdi” acquistate.
    Ecco perché in 5 anni si è passati da 50 MLD di emissioni di green bond agli attuali 1000 mld che diventeranno 1500 mld nel 2021 e faccio presente che mancano all’appello ancora la maggior parte delle aziende USA! Pensateci quando le Poste vi suggeriranno di fare il solito libretto al portatore…

  2. La CINA. Questa super potenza è l’unica tra le grandi ad aver visto salire il PIL anche nel 2020, ed è anche l’unica tra le grandi a non essere ricorsa a strumenti di stimolo dell’economia tipo quantitative easing.
    Di questo passo tra qualche anno potrebbe diventare la prima superpotenza al mondo; eppure le sue azioni e le sue obbligazioni sono ancora quasi integralmente considerate dai maggiori benchmark finanziari alla stregua di un paese emergente.
    Nel MSCI le azioni cinesi rappresentano il 5% mentre il suo PIL attuale è il 16% di quello del pianeta, terzo al mondo dopo USA e UE. Immaginatevi cosa succederà alle azioni e alle obbligazioni di questo paese quando i vari parametri verran- no….riparametrati… tutte le società di investimento mondiale che per statuto non possono investire nei paesi emergenti correranno ad acquistarle per replicare i vari benchmark di riferimento con un effetto considerevole sulle loro quotazioni.
    Almeno questo se la situazione mondiale non dovesse mutare fortemente nel frattempo. Anche su questo fateci un pensierino.
    Naturalmente, fermo restando che in finanza non esistono certezze, ma solo possibilità: una situazione diventa pronosticabile se le possibilità che si verifichi sono considerevoli.
    Certezze però non ce ne sono mai. Beh questo è quanto.
    Come avete sentito la pandemia si è trasformata in op- portunità e da un’opportunità deriva la speranza per un futuro più roseo. E’ quindi tutto tranquillo quindi?
    Assolutamente no, c’è un pericolo che si sta dilagando molto velocemente in tutto il pianeta. Qual è? La prossima volta per saperlo collegatevi on line perché rischierei la mia vita a mettervelo per scritto!!!!

Luca Muzzati