Gita sociale a Vicenza e Bassano del Grappa

23 / 24 MAGGIO 2015

GITA SOCIALE A VICENZA E BASSANO DEL GRAPPA

( Di LUCA MUZZATI )

La mattina presto del sabato 23 maggio, la mente dei partecipanti alla gita a Vicenza era affollata da numerose domande: «Le quotazioni azionarie restaranno a questi livelli? Il dollaro continuerà la sua ascesa? Bisogna fuggire dalle obbligazioni? Etc.etc.» Le risposte, loro e voi lettori, le potrete ottenere solo se vi recherete presso il mio ufficio durante i giorni lavorativi… Beh? Cosa c’è? Volete che scriva gli articoli per il nostro giornalino un poveraccio che deve lavorare facendogli perdere tempo prezioso? Almeno fatemi recuperare con un po’ di pubblicità…!

Il viaggio di andata, a parte un paio di indirizzi sbagliati (forse anche tre o quattro) e il brivido di centinaia di metri percorsi oltre la linea di mezzeria con conseguenti frontali sfiorati ai quali Mariapia partecipava con una sorta di «ola» allarmata e gridolini vari, non presentò particolari problemi e, all’una precise, eravamo già con le gambe sotto i tavolini di un rinomato ristorante vicentino. Verso le 14.30 la guida ci attendeva fuori per il giro turistico della città. Vicenza è stata veramente una scoperta. Le ville palladiane con le loro perfette simmetrie si

succedono in vicoli (anzi, in contrà, come si dice da quelle parti) più o meno stretti, e dappertutto è evidente la cura che cittadini e amministrazione riservano alla loro città. La guida procedeva spedita per le viuzze e spesso doveva soffermarsi per attendere l’arrivo degli ultimi indisciplinati del gruppo.

Ora io non voglio far nomi, ma è chiaro che le signore pensavano più a «ciacolare» che a camminare, e anche al Prof. Paolo Nenciati e al presidente Mario più volte è stato riservato un severo sguardo di commiserazione… Anche Ruggero era distratto dall’aria di casa che respirava: era tutta la mattina che, in preda a ricordi adolescenziali, parlava inserendo vocaboli in veneziano e caricando ancor di più la sua parlata veneta… Potete quindi capire il suo sbigottimento quando la guida lo definì «quel signore alto con la barba bianca e con l’accento toscano»…da lì in poi non si è più realmente ripreso!

Il clou della visita guidata era il Teatro Olimpico, che non è, come potreste pensare voi ignoranti che non avete partecipato alla gita, lo stadio dove si giocano i derby RomaLazio, bensì forse la più famosa opera di Palladio, celebre architetto veneto che operò per tutto il 1500 riportando in auge le forme usate dal romano Vitruvio prima e da Leon

Battista Alberti nel 1400, poi (bravo, certo, in quanto a originalità…). La particolarità di questo teatro è che l’interno è tutto interamente in legno con un palco che lascia a bocca aperta per la bellezza e maestosità delle statue intagliate e per la scenografia che replica le vie dell’antica Roma sfruttando magistralmente le leggi della prospettiva. Ora, occorrerebbe anche aprire una parentesi sul fatto che questa scenografia, eretta nel 1500, per un attacco di taccagnaggine degna dei peggiori genovesi, non è mai stata cambiata, ma soprassiederò, visto che in fondo è stata una fortuna che sia andata così, perché almeno noi partecipanti alla gita abbiamo avuto modo di ammirarla!

Nel tardo pomeriggio ci siamo diretti, dopo due sensi vietati, un paio di tamponamenti evitati per un pelo e Mariapia che continuava a gemere e saltare sulla poltrona, al bellissimo hotel che il nostro uomo a Vicenza, alias Sergio Donalisio, ci aveva trovato usufruendo tra l’altro di un mega sconto aziendale. La sera a cena ci siamo riuniti a lui, Michela e al piccolo Dario. Poi a letto presto: ci aspettava una giornata ancor più piena…

La mattina presto siamo partiti per Bassano del Grappa. Con nuova linfa dovuta al nome del luogo da visitare di lì a poco e la voglia di rifarsi per lo smacco subito il giorno prima, il capo-gita Ruggero esortava tutti a darsi una mossa in stretto slang veneziano. «Andemo, andemo, ghè la sgnapa che c’aspetta!» urlava al solito ritardatario del Presidente che con il volpino e Rosa trascinava le valige sul pavè dell’atrio…

Bassano del Grappa, levo subito un dubbio a tutti i lettori, non deve il suo nome al «Bassano», e nemmeno a «del»… e quindi solo per questo Ruggero pensava che fosse patrimonio dell’umanità dell’Unesco… quando poi ha scoperto che quel giorno la cittadina era invasa dagli alpini per le celebrazioni del centenario dall’entrata in guerra del ‘15-’18, è andato letteralmente fuori di testa: parlando in veneziano stretto andava in giro a stringere mani a tutti i suoi vecchi commilitoni, mostrandoci le bellezze architettoniche del posto e ostentando un sorriso a 64 denti. Io ho sentito chiaramente (e Romano me ne è testimone) un paio di alpini che andavano via mormorando «’sti toscan ghe son più mati dei veronesi, ostrega!», ma a Ruggero non diteglielo perché potrebbe avere una pericolosissima ricaduta…

Comunque, che la grappa la facesse da padrona in quel paese è stato ancor più evidente quando siamo arrivati al celebre Ponte degli alpini, vero simbolo della cittadina. Eretto a metà del 1500 dal Palladio su ispirazione di quello costruito 100 anni prima a Lucerna (evidentemente i diritti di copyright un tempo non c’erano), fu ricostruito in anni recenti dagli alpini dopo che una piena aveva distrutto l’originale. Beh, dall’andamento ondivago del manto stradale, si percepisce che la grappa dovesse aver avuto un certo ruolo nella costruzione…

Il primo pomeriggio, tornati di corsa a Vicenza, ci siamo diretti al primo motivo della gita veneta: la mostra di pittura alla Basilica Palladiana. Questa mostra non ha tradito le aspettative: passando da dipinti di Caravaggio a tele di Rothko, da mummie egizie a oli di Bacon, da Van Gogh a Hopper, da fischi a fiaschi, da cavolo a merenda, riesce davvero a sviscerare in lungo e largo il tema dei notturni e della sera. Sera intesa non solo come momento della giornata, ma anche come stato cupo dell’animo, quel momento che presto, ineluttabilmente, si trasformerà in notte, cioè nella morte. Bellissime tutte le opere, con alcune che al sottoscritto sono rimaste davvero negli occhi come «Campo di grano» di Van Gogh e «La crocefissione» di Bacon. Sicuramente poi al Prof. Nenciati sono piaciute le tele di Mark Rothko: reso sordo dalle cuffie, si è lanciato in ironici apprezzamenti che hanno sentito anche a Padova e che gli hanno affibbiato la medaglia del più indisciplinato del gruppo…

E così la sera siamo tornati a casa, stanchi ma soddisfatti. Soprattutto Mariapia si era fatta altre 4 ore di ginnastica sulla poltroncina arrampicandosi sui braccioli ad ogni entrata in galleria o restringimento di carreggiata…Ruggero ci ha salutato dandoci del mona a tutti…

A questo punto vi devo anche confessare una cosa: cosa faranno prossimamente le azioni, le obbligazioni e il dollaro…non lo so. Del resto, vi pare che se l’avessi saputo avrei perso tutto ‘sto tempo a scrivere articoli per il nostro giornalino?