
Domenica 19 aprile
TEATRO SOLVAY
Serata in memoria di
DINO LESSI In occasione del decennale della sua scomparsa.
Da un’idea di Walter Botti Dino Dini Massimo Paganelli Carlo Rotelli
Dopo gli interventi del Sindaco di Rosignano, di un rappresentante della Società Solvay, e di Dino Dini, con una serie di personali ricordi e testimonianze, sono intervenuti anche il Presidente del Lions Club Cecina ( di cui Dino Lessi era Socio), e Gianfranco Vallini ( Socio fondatore del nostro Club e «padrino» del celebrato.)
Successivamente Carlo Rotelli – Presidente dell’Artimbanco – ha letto alcuni brani in prosa e in poesia, ed infine il trio Sensus di Marco Muzzati ( nipote di Dino) ha eseguito un interessante concerto di musiche antiche.
Nel foyer del Teatro è stata allestita una mostra di locandine e foto, illustranti la cinquantennale attività di Dino Lessi.
Riportiamo qui le parole pronunziate da Gianfranco Vallini in ricordo di Dino:
DINO LESSI
Di primo mattino, si presentò al mio Studio in Cecina, un Signore con cappello, avanti negli gli anni, che aveva in mano una copia del Tirreno, e un foglio con una domanda stilata a mano con bella scrittura, per essere ammesso al Lions Club di Cecina.
Gli feci presente che non era quella la procedura di ingresso al Club e allora mi chiese se doveva metterci la marca da bollo.

«No, non si entra facendo domanda» «Allora come ci si entra?» «Si entra su presentazione di un socio « «Allora mi presenti lei, è il Presidente!
«Ma io non la conosco» «come non mi conosce, sono qui!» «Ma non basta» %
«Ma lei conosce mia figlia Graziella che l’ha riconosciuta dalla fotografia del Giornale, guardi».
E mi mostrò la foto in cui ero ospite, al tavolo della Presidentessa delle Fidapa, Dottoressa Muntoni.
« Ne parlerò in Consiglio, facendo presenti le Sue competenze teatrali e il desiderio di entrare al Lions.» Alla prima riunione in Consiglio e Commissione Soci, tenuto presente il personaggio, ed a parte la forma, c’era l’età che lo fece definire «vecchio» e non ricevibile.
Tenendo conto della sua lunga esperienza di Teatro e benché sordo come una campana, mostrava tanta vitalità e una mente ancora lucida e brillante.
Poiché l’età continuava ad essere un ostacolo insormontabile, si dovette procedere al convincimento dei dissidenti, facendo presente che quel problema, si sarebbe risolto naturalmente, e cedettero.
Entrò nel Club e ne fui suo padrino. Spesso me lo ricordava con una delle sue battute: «Mi fai sorridere,mio padrino, potresti essere mio nipote!» Esagerava ma certo, allora la differenze era tale che qualche volta fu presentato come socio fondatore e mio padrino, del tutto credibile per essere io, allora il più giovane e lui il più anziano.
Si inserì bene tra i soci, e fece diverse conferenze seguite con grande interesse della sua lunga esperienza e conoscenza dei grandi interpreti del Teatro.
Sfatò l’ipotesi di chi lo aveva accolto a malincuore nel Club, tanto che gli sopravvisse e vi rimase ancora a lungo, superando il secolo di vita.
A ricordo della nostra amicizia e stima gli abbiamo dedicato un busto in terracotta, proprio nel Suo Teatro, per ricordarlo, con simpatia e affetto.
Gianfranco Vallini
