

8 febbraio 2014
MEETING AL CASALE DI VADA
Ospite del Club GIULIO CESARE RICCI
Giulio Cesare Ricci, un appassionato di musica classica «sui generis», è creatore di fonè, un’attività discografica votata all’assoluta purezza del suono. L’incontro è stato interamente dedicato all’ascolto di alcune sue registrazioni, con spiegazione sulle tecniche, modalità di registrazione e informazioni sugli artisti con cui Ricci collabora.


Per chi, come noi, è abituato in massima parte ad ascoltare eventi musicali attraverso la tv o musica in formato mp3 con i telefonini, è stata un’opportunità unica quella di poter ascoltare delle registrazioni musicali di altissima qualità, riprodotte utilizzando un impianto di riproduzione audio veramente high fidelity, come difficilmente si trovano in giro.
Per fare questo, il nostro Alberto Santini è riuscito a strappare la collaborazione di Audio Video Shop di Filippo Como (via Sant’Antonio 6/B, Cecina), un negozio specializzato in prodotti per l’alta fedeltà, che ha allestito per l’occasione un impianto da veri audiofili, quindi adeguato ad apprezzare quanto proposto da Ricci ed a confrontarlo con quello che siano abituati giornalmente a sentire.
Il mio sogno Il mio sogno è sempre stato quello di incidere il suono del silenzio e nel silenzio trovare il respiro della vita. Registrare i pensieri, le emozioni del pubblico, mi avvicina a questo.
Il problema non è rendere la percezione spaziale, la profondità, l’origine del suono… tutto questo è bello, anche emozionante, ma non commovente.

Rendere il profumo delle sale da concerto, la concentrazione di chi esegue e di chi ascolta, è commuovere. Se pensassimo che registrare è rendere la realtà seguendo canoni oggettivi e assoluti, allora avremmo sbagliato tutto.
Io quando registro adopero il mio gusto che non obbedisce solo a quello che gli viene dall’orecchio ma anche e soprattutto a ciò che gli arriva dall’anima e dal cuore.
Posizionare i microfoni è per me un rito sacro e diabolico, in una parola, esoterico.
Devo trovare, so che esiste e so che mi aspetta, quel fazzoletto d’aria dove tutto l’ambiente risuona.
Misuro con gli occhi e le orecchie le altezze, valuto i materiali, accordo, come un liutaio, uno strumento gigante come una chiesa, un teatro, una sala da musica.
Se c’è, il pubblico è una straordinaria trappola acustica: tutto è più bello quando i corpi e i volti di centinaia di persone sono presenti, il suono si linearizza. Se potessi, registrerei i corpi! Dopo, due, tre, quattro microfoni, in alto, più in basso, a destra, no, a sinistra…; ogni volta le condizioni mutano e tutto è da reinventare, anche il “punto dell’emozione”.
I microfoni sono esattamente là dove sono stati chiamati; io devo stare attento alle belle donne, ai musicisti, ai loro stati d’animo, ricordare i sapori… poi sommare tutto lì, in quel “punto”.
La realtà non esiste di per sé, ma solo nelle nostre sensazioni. In verità, io registro le mie sensazioni.
Ho creato fonè come omaggio alla musica e a tutti coloro che la amano.
Giulio Cesare Ricci
