Visita a Carlo Pepi a Crespina

Sabato 7 dicembre, nel pomeriggio, una ventina di persone, fra Lions e Signore, sono stati a visitare il laboratorio permanente (guai a chiamarlo casa-museo) di Carlo Pepi a Crespina.

Per tutto il pomeriggio è sfilata davanti ai nostri occhi tutta una pinacoteca su tre piani della villa di Crespina, tele su tele accatastate una sull’altra senza un ordine apparente: Macchiaioli e post-macchiaioli in gran parte, Fattori su tutti gli altri, disegni, gauches, acquarelli, Signorini, Lega, Banti, Ghiglia, Viani ecc., molte centinaia da far invidia a qualsiasi museo sulla pittura toscana dell’ottocento e del novecento.

A chi si meravigliava per come una persona ha potuto raccogliere tante opere d’arte risponde: « la passione per il nuovo, l’accettazione del rischio, l’amore per le arti figurative e naturalmente la competenza – sono il collezionista più grande della pittura toscana dell’ottocento e del novecento e sono quello che ha speso meno di tutti, perché ho comprato quando gli artisti erano degli sconosciuti».

Carlo Pepi è nato in un paesino vicino a Nuoro. Suo padre era un segretario comunale proveniente, da parte del ceppo paterno, da antica ricca famiglia toscana e, da parte della madre, da antica famiglia di magistrati pugliesi.

La famiglia di Carlo si è trasferita in Toscana quando lui aveva due anni, dapprima nel grossetano e poi, alla fine degli anni ’40, nel senese per finire in provincia di Pisa nell’attuale dimora di Crespina.

Carlo è laureato in economia e commercio. Il lavoro da libero professionista gli ha dato da vivere e, pur con debiti, gli ha permesso di comprare quadri, libri e macchine veloci ma usate.

Pepi è stato definito «il Don Chisciotte della campagna toscana». Non è un mercante: lui le opere d’arte le cerca e le compra, non le vende. La gratuità della sua passione artistica è proverbiale. La collezione di circa diecimila opere non si è mai assottigliata di una sola vendita (nel corso della visita si è parlato di ventimila opere! Evidentemente si tiene conto dei libri, biografie, articoli di critica, manifesti di esposizioni e di ogni altro materiale che ha attinenza con l’arte).

« L’occhio o uno ce l’ha oppure non se lo inventa» dice spesso Carlo Pepi. « Lo vedo nel segno se un’opera è quella giusta. L’opera falsa non vibra, suona sordamente come una campana stonata quando è rotta: emana gradevoli suoni».

« L’arte è una passione. Sono stato dotato di occhi e sensibilità per capirla e pertanto sento il dovere, come una missione, di trasmetterla ai giovani e salvarla dagli speculatori

che la usano malamente solo per interessi personali, infischiandosene del problema dell’autenticità».

Carlo Pepi è un frequentatore del circolo ubicato in una villetta di Valle Benedetta, frazione del Comune di Livorno. Qui conosce e frequenta Renato Natali, Giovanni March, Renato Laquaniti, Angelo Sirio Pellegrini, Mario Benedetti, Renzo Zambrini, Attilio Fremura, Osvaldo Peruzzi e molti altri.

Carlo Pepi è un conoscitore degli artisti e poi un biografo della loro vita. Ha raccolto oltre diecimila opere di circa duemila artisti. E’ stato considerato dall’erede del padre dei Macchiaioli toscani Giovanni Fattori, come il vero conservatore della « sua anima».

Nel 1994 Carlo Pepi, unico italiano, viene chiamato a dirigere la sezione falsi e contraffazioni della prestigiosa Art Watch International con sede nella Columbia University di New York, avente come scopo statutario la tutela delle opere d’arte.

La caratteristica principale di Carlo Pepi è quella di annusare i falsari, con la stessa sensibilità dei cani da tartufo. Ne ha scoperto a centinaia, se non a migliaia: da Michelangelo a Picasso, da Modigliani a Gattuso e tanti altri.

« Ma sono veri ed autentici quei Modigliani che fino ad una ventina di anni fa arrivavano ad un centinaio mentre attualmente raggiungono complessivamente oltre diecimila opere? E Picasso potrebbe essere arrivato vicino al milione di opere fra disegni, grafiche, sculture ed oli pur lavorando notte e giorno fino a 92 anni?» «Nelle alte sfere qualcuno protegge i falsari ed i loro complici. Musei nazionali e internazionali ospitano mostre di falsari, le cui realizzazioni continuano a crescere ogni giorno come le uova di gallina».

A coloro che si sono chiesti perché un personaggio del genere è rimasto, fino ad oggi quasi nell’ombra la risposta è fin troppo facile: in un mondo in cui hanno spazio i venditori di fumo, gli incompetenti, gli arruccatori legati al malaffare, dove conta solo il denaro, non può trovar posto un idealista che, per libera scelta e a causa dei suoi principi morali, decide di vivere isolato, facendosi vivo ogni tanto per denunciare qualche falsario.

Carlo Pepi è stato presente anche a Cecina con una mostra tenutasi presso il Centro Espositivo ComunalePalazzetto dei Congressidal 6 agosto al 4 settembre 2005, titolata: «Giovanni fattori il segno fra sogno e realtà: dalle settecento opere di Giovanni fattori della raccolta di Carlo Pepi».

Note tratte dal libro «Carlo Pepi il don Chisciotte dell’arte» Fidia Buratto Di Giuseppe Recchia e Nino Filastò